GLI EFFETTI DELLE NUOVE REGOLE IN MATERIA DI DEFAULT PEGGIORI DELLA PANDEMIA

Le “Linee Guida sull’applicazione della definizione di default” ai sensi dell’art. 178 del Regolamento UE n. 575/2013 e le  “Nuove tecniche di regolamentazione relative alla soglia di rilevanza delle obbligazioni creditizie in arretrato”, che integrano il Regolamento Delegato UE n. 171/2018 della Commissione Europea del 19 ottobre 2017, dettano le nuove regole europee in materia di classificazione della posizioni inadempienti (cosiddetto “default”), introdotte dall’Autorità Bancaria Europea (EBA – European  Banking   Authority) e recepite dalla Banca d’Italia.

Attraverso il sistema europeo di vigilanza bancaria (MVU –  Meccanismo di vigilanza unico)  che comprende la BCE (Banca Centrale Europea) e le autorità di vigilanza nazionali dei paesi partecipanti, (per l’Italia la Banca d’Italia), il sistema bancario interno avrà l’obbligo di applicare questi nuovi criteri di valutazione, che risultano decisamente  più stringenti, rispetto alla precedente normativa nazionale.

In attuazione delle nuove norme che fissano la soglia di rilevanza delle obbligazioni creditizie in  arretrato  (past-due= scadute),  ai  fini  della   classificazione   delle esposizioni in stato di default (inadempienza), gli istituti bancari lavorano a ritmo serrato per l’aggiornamento dei sistemi informatici di gestione e classificazione degli NPL  -Non Performing Loans (crediti deteriorati) dei propri clienti.

I livelli di classificazione dei nuovi sistemi saranno tre:

Past-due: sono inseriti in questa categoria i rapporti con rate scadute e non pagate, sino ad un massimo di tre, sulle quali generalmente, non saranno calcolati interessi di mora per i primi 15 giorni dalla scadenza, mentre decorreranno a partire dal 16 giorno, con attribuzione pro-rata su base giornaliera (accrual), del tasso di mora indicato nelle condizioni contrattuali sottoscritte con la banca;

UTP – Unlikeliness To Pay (pagamento improbabile): vengono inserite in questa categoria le posizioni incagliate, quelle per le quali la banca giudica improbabile l’adempimento alle obligazioni assunte dal  debitore, senza il ricorso della escussione delle garanzie concesse. In questa fase esiste ancora uno spazio aperto per trovare una soluzione al non performing loan;

Sofferenza: normalmente coincide con la contabilizzazione della perdita da parte della banca, con la chiusura immediata di tutte le linee di credito, la segnalazione definitiva nella Centrale Rischi della Banca d’Italia e l’avvio di una azione legale per il recupero del credito.

Questa diversa classificazione delle posizioni non regolari, costituisce una delle componenti della griglia che gli istituti di credito utilizzeranno per la propagazione della condizione di default a tutte le posizioni collegate.

I collegamenti potranno avere duplice natura:

Economico: a questa categoria appartengono i normali rapporti commerciali e/o di collegamento non giuridico tra le parti. Un esempio di questo tipo di collegamento è quello tra fornitore e cliente. Se, ad esempio, il 90% del fatturato di una azienda, scaturisce dal rapporto economico con altro soggetto, sussistono le condizioni per creare un collegamento di tipo economico (in base alle policy della banca).

Giuridico: a questa categoria appartengono invece i collegamenti giuridici regolati dal Codice Civile, quali ad esempio, il regime di comunione legale tra i coniugi, la cointestazione dei conti correnti, il rilascio delle garanzie in favore di terzi o l’appartenza ad una società, sia essa di persone o di capitali.

In base al tipo di connessione tra le parti, la propagazione del default scatterà in modalità automatica o discrezionale, non solo su tutte le posizioni del soggetto in default, ma anche  su tutte le posizioni dei soggetti ad esso connesse.

Indichiamo di seguito, l’esempio di ciò che si potrebbe verificare nel caso della classificazione in default, del rapporto bancario di una snc:

  • la classificazione di default si estenderebbe in automatico a tutti i rapporti bancari dei soci, a tutte le loro linee di credito (compreso ad es. il mutuo prima casa, anche se in regolare ammortamento), ma anche al rapporto di conto corrente cointestato con il coniuge, infettando quindi per propagazione,  anche quest’ultimo. Se il coniuge poi, avesse ricevuto una garanzia fidejussoria da un terzo (es. da un genitore), il default si estenderebbe anche ad egli ed invitiamo tutti ad immaginare, cosa potrebbe accadere se questi a sua volta, fosse socio di una terza società o avesse in corso l’ammortamento di un mutuo.

La propagazione sarà automatica: per i soci delle società di persone, per il socio accomandatario delle sas, per i cointestatari di conto cointestato, dei garanti, dei soci di società di capitali con quote superiori al 20% e dei legali rappresentanti delle società a prescindere dalla percentuale di partecipazione al capitale.

Gli istituto saranno obbligati a valutare situazioni o condizioni di propagazione per diverse altre cosistiche, ad esempio:  per la propagazione inversa.

Se una delle persone fisiche, come sopra individuate, venisse classificata come soggetto in default, l’isitutuo bancario si troverebbe nell’obbligo di valutare le posizioni collegate, con conseguente possibile irrigidimento da parte dell’isituto nei confronti della clientela.

In base all’incrocio della matrice “classificazione del rapporto – connessione” tra i soggetti e la tipologia di default, i livelli di propagazione saranno tre:

1) totalmente automatico (senza controllo da parte dell’istituto)

2) valutazione obbligatoria da parte dell’istituto

3) valutazione non obbligatoria da parte dell’istituto (rara e legata ai gruppi giuridici).

Il primo caso, potrebbe essere rappresentato da un conto corrente cointestato, che presenta una situazione di sconfinamento per il quale gli intestatari non hanno  provvduto al rientro,

Il secondo caso, non automatico ma con valutazione obbligatoria da parte dell’istituto, potrebbe essere rappresentato dal socio di società di capitali con una quota superiore al 20%, per il quale la banca dovrebbe sottoporre a valutazione il caso e verificare tutte le posizioni del soggetto.

L’appicazione di queste nuove norme all’attività ordinaria delle imprese italiane e l’obbligo di valutazione di tutte le posizioni che fanno capo al sistema bancario,  apriranno una stagione tra le più terribili dei prossimi mesi.

Il Sistema europeo di vigilanza finanziaria (SEVIF) comprende:

  • (AEV) – le tre autorità europee di vigilanza
  • il CERS – Comitato europeo per il rischio sistemico, soggetto terzo rispetto alla BCE presieduto dal Presidente BCE, con sede in Francoforte sul Meno, in Germania
  • autorità nazionali di vigilanza,

che dovrebbero ricevere dal Parlamento Europeo un provvedimento di congelamento della normativa sopra descritta alla luce delle condizioni del sistema economico europeo, all’indomani degli effetti devastanti ed imprevisti della pandemia da COVID-19.

Si potrebbe trovare conforto da un pericolo così imminente nella nostra Costituzione, la quale, a mente della Corte Suprema, si posiziona ancora prima delle norme europee, quand’anche direttamente cogenti come nel caso dei regolamenti Europei.

La Costituzione in quanto sorgente di quei principi inviolabili contenuti dagli Articoli da 1 a 12 così come dei diritti fondamentali sanciti, anzi “riconosciuti”, dagli Articoli da 13 a 54, prevale, a maggior ragione, sulla regolamentazione interna al sistema bancario.

Da quanto esposto fino ad ora appare alquanto evidente che in alcune situazioni particolari la nuova normativa bancaria sulla propagazione del default possa trovarsi in rotta di collisione con i principi sanciti dalla Costituzione e normati dal Codice Civile e dal Diritto Societario e Fallimentare.

Il contratto di noleggio

Il contratto di noleggio è un contratto atipico, cioè non espressamente regolato dal Codice Civile, con cui una parte (noleggiatore) mette a disposizione e conferisce in godimento un bene mobile ad un’altra parte (noleggiante), la quale se ne serve per un periodo di tempo determinato, verso il pagamento di un corrispettivo.

Il contratto di noleggio è estremamente favorevole al noleggiatore in quanto gli permette di utilizzare un bene mobile senza acquisire diverse responsabilità correlate, tra cui il buon funzionamento del bene, le manutenzioni ordinarie e il rischio di furto del bene stesso. In particolare, i contratti di noleggio non si limitano alla concessione in utilizzo di un bene ma, al contrario, associano alla consegna del bene una serie di servizi accessori che determinano di fatto una trasformazione del contratto da locazione di beni a contratto di servizi vero e proprio. Infatti, i servizi accessori al noleggio del bene ne fanno una delle parti più apprezzate dal noleggiatore che, a fronte del ricevimento in uso del bene, avrà anche la sicurezza della gestione in funzione del bene. In alcuni casi il contratto di noleggio prevede anche il cambio di materiali di consumo e i costi di messa in opera e di formazione del personale all’utilizzo del bene strumentale. Sebbene il costo del bene rimanga centrale nella costruzione di questi contratti è sempre più diffusa l’inclusione di costi necessari per il godimento del bene nel tempo.

Questa premessa per comprendere come ci sia un netto allontanamento dal contratto di locazione che comprende sia beni mobili che immobili, ma che soprattutto, è teso solo al “prestito” in godimento del bene oggetto del contratto senza aggiunta di servizi accessori.

L’utilizzo di questa formula per l’acquisizione di strumenti di lavoro per le imprese è in rapida diffusione in quanto riduce sensibilmente i costi di investimento delle aziende, tra cui i costi finanziari per ottenere le fonti necessarie per l’acquisto dei beni. Ma soprattutto oggi, è ritenuto più importante avere un bene strumentale in godimento, piuttosto che essere il proprietario con i rischi conseguenti di manutenzione, protezione da furti ecc.

In molti casi poi, l’obsolescenza del bene avviene in pochi anni e quindi diventa più importante la rapida sostituzione con beni nuovi senza doversi occupare della dismissione dei beni vecchi. Il noleggio operativo diventa la soluzione ottimale per avere sempre strumenti di lavoro avanzati, adeguati e in buono stato.

Per ultimo sono da segnalare i vantaggi in termini fiscali e finanziari. Il canone di noleggio ha una deducibilità maggiore rispetto al leasing o ai finanziamenti in quanto non comprende nessuna quota di interesse. Inoltre, il noleggio, non essendo un contratto finanziario non è visibile in centrale rischi e quindi non configura per l’azienda noleggiatrice un finanziamento o un ricorso al credito di terzi, ma un semplice fornitore di servizi.